La presente nota di ricerca analizza l’efficacia del sistema europeo di scambio delle quote di emissione nel favorire la decarbonizzazione ed il dispiegamento delle energie rinnovabili all’interno del settore elettrico. Sebbene l’impostazione teorica tradizionale ipotizzi che un prezzo del carbonio elevato sia sufficiente a guidare la transizione ecologica attraverso l’internalizzazione delle esternalità negative, l’evidenza empirica evidenzia come questo meccanismo operi all’interno di un complesso contesto di sovrapposizione delle politiche pubbliche. L’effetto del prezzo delle quote interagisce infatti con i sussidi diretti, con i meccanismi di supporto finanziario a lungo termine e con le dinamiche strutturali di formazione del prezzo nei mercati elettrici all’ingrosso.
Metodologia di Analisi
Per valutare la portata di queste interazioni, lo studio adotta un approccio metodologico basato sulla triangolazione di tre differenti fonti di dati. La prima componente consiste in un’analisi econometrica su dati panel coprenti il periodo dal 2013 al 2024 per un campione di paesi europei, finalizzata a misurare l’impatto della spesa pubblica per sussidi e del prezzo del carbonio sulla capacità rinnovabile installata. A questa si affianca un’indagine sul campo che ha coinvolto un campione di oltre cento professionisti ed executive attivi in sei mercati europei chiave, con l’obiettivo di rilevare i fattori chiave considerati nelle decisioni d’investimento. Infine, l’analisi include una stima oraria basata sulle dinamiche di mercato per il periodo 2021-2024, volta a quantificare il trasferimento dei costi del carbonio sui prezzi dell’energia e la conseguente generazione di rendite inframarginali per le tecnologie pulite.
Risultati Empirici
I risultati dell’analisi econometrica indicano che i sussidi e gli schemi di supporto diretto costituiscono il fattore determinante per l’espansione della capacità rinnovabile. Al contrario, il prezzo delle quote di emissione non mostra un effetto causale diretto ed indipendente sulle decisioni di investimento quando si controlla per la presenza dei sussidi. Il modello evidenzia una relazione di complementarità decrescente tra i due strumenti, suggerendo che all’aumentare del prezzo del carbonio l’efficacia marginale dei sussidi tende a ridursi, in quanto parte del segnale d’incentivo viene trasmesso indirettamente attraverso l’incremento dei prezzi dell’elettricità all’ingrosso.
I dati emersi dalla survey confermano la visione degli operatori di mercato, i quali assegnano una priorità nettamente superiore alla stabilità normativa, alla prevedibilità dei ricavi nel lungo periodo e all’andamento dei prezzi del gas naturale rispetto al mero livello del prezzo del carbonio.
Parallelamente, la modellizzazione del mercato elettrico dimostra che l’impatto principale del sistema di scambio delle quote risiede nella formazione del prezzo marginale. Poiché le centrali alimentate a combustibili fossili continuano a fissare frequentemente il prezzo dell’elettricità, i costi del carbonio vengono trasferiti sui prezzi all’ingrosso, generando consistenti ed elevate rendite inframarginali a favore degli impianti rinnovabili che non sostengono tali costi di emissione. L’indagine rileva inoltre una significativa discrepanza tra i fattori di emissione utilizzati dalla normativa dell’Unione Europea per la compensazione dei costi indiretti del carbonio e i parametri reali misurati sul mercato, evidenziando come i valori regolatori basati su medie strutturali risultino spesso superiori rispetto alla reale trasmissione dei costi calcolata su base oraria.
Implicazioni per le Politiche Pubbliche
Poiché il prezzo del carbonio agisce prevalentemente come meccanismo di trasmissione del prezzo all’ingrosso e di redistribuzione dei ricavi piuttosto che come stimolo diretto ai nuovi investimenti, la regolazione deve orientarsi verso un coordinamento più stringente tra le diverse misure di supporto. Diventa essenziale considerare l’effetto cumulativo derivante sia dai sussidi espliciti che dalle rendite inframarginali percepite dalle rinnovabili, al fine di evitare inefficienze nell’allocazione delle risorse pubbliche. Inoltre, risulta opportuno sviluppare strumenti contrattuali di lungo termine capaci di stabilizzare i ricavi degli investitori e aggiornare periodicamente i criteri per gli aiuti di Stato basandosi su dati di mercato effettivi anziché su parametri statici.
