CEISISP Biometano Sardegna. Giacomo Di Foggia

Nel quadro del progetto e.INS – Ecosystem of Innovation for Next Generation Sardinia, coordinato da RSE abbiamo sviluppato un’analisi integrata sul ruolo del biometano come leva strategica per connettere economia circolare, decarbonizzazione industriale e sviluppo regionale in Sardegna. I risultati sono stati presentati da Giacomo Di Foggia.

La frazione organica dei rifiuti urbani rappresenta una delle biomasse più mature e governabili a livello istituzionale. In Sardegna, il sistema è già virtuoso: produzione pro capite contenuta e raccolta differenziata al 76%. Tuttavia, proprio questa efficienza limita i margini di crescita quantitativa.

Le nostre simulazioni mostrano che, anche allineando tutti i comuni ai benchmark dei migliori performer, l’incremento potenziale di FORSU si colloca tra +8% e +15%. Incrementale, ma non trasformativo. Per questo l’analisi si è estesa ad altre biomasse agro-industriali (metodologia ENEA), evidenziando un potenziale teorico significativo ma fortemente condizionato da usi alternativi, vincoli logistici e sostenibilità economica.

Sul lato della domanda energetica, la Sardegna presenta una struttura industriale concentrata in settori territoriali (agroalimentare, costruzioni, utilities) e un consumo finale di circa 940 ktoe/anno. Una quota tra il 10% e il 15% della domanda appare tecnicamente sostituibile con biometano.

Esiste un disallineamento geografico tra disponibilità di biomassa e domanda industriale. Questo implica che lo sviluppo del biometano richiede coordinamento infrastrutturale, pianificazione di rete e strumenti contrattuali adeguati. In questo quadro, i Biomethane Purchase Agreements (BPAs) rappresentano un’innovazione cruciale: contratti di medio-lungo periodo che riducono il rischio di investimento, creano un “lead market” industriale e stabilizzano la filiera.

Le simulazioni al 2030 mostrano che valorizzare circa il 50% del potenziale tecnico regionale (≈70 Mm³/anno) significherebbe: 17 impianti (taglia di riferimento 50 GWh/anno), 300 milioni € di investimenti diretti con fino a € 720 milioni di mpatto economico complessivo oltre che la creazione di circa 870 posti di lavoro totali, con forte componente indiretta e radicamento locale.

La filiera è corta e integrata con l’agricoltura, con effetti rilevanti su redditi agricoli e competenze territoriali. Le principali criticità riguardano la complessità autorizzativa, la connessione alla rete del gas e l’acceptabilità sociale (traffico, logistica, percezioni ambientali).

Una transizione credibile si misura sia nella capacità di sfruttare il potenziale tecnico sia nella capacità di trasformarlo in valore economico e coesione territoriale.

Biomasse residuali, un’opportunità per i territori
CESISP